La velocità in chirurgia: un concetto in evoluzione
In un mondo dove la rapidità degli scambi e' diventata una abitudine quotidiana, dove la attenzione a qualunque "post” , tweet" o comunicazione scritta o orale più o meno importante riescono a catturare l'attenzione per tempi inferiori al minuto, e' lecito domandarsi che valore abbia ( e che limite ) la velocità di esecuzione di un lavoro professionalmente estremamente specialistico.
Nella storia della chirurgia , si sono avvicendate diverse credenze sulle varie capacità che deve possedere un chirurgo. Tra queste , la velocità dei gesti, la rapidita' di decisione e la prontezza nell'adeguarsi a situazioni di emergenza sopravvenute.
E' un dato di fatto che rapidità decisionale e prontezza di adeguamento, sono caratteristiche essenziali per un chirurgo, naturalmente insieme a tante altre, ma qui stiamo parlando di velocità.
La velocità in un intervento chirurgico, per certi versi e in alcune situazioni certamente ancora rappresenta un fattore importante. Basti pensare alle urgenze emorragiche o agli incidenti intraoperatori.
Se parliamo di chirurgia della riparazione delle ernie addominali, il discorso e' un po diverso e da adattare al complesso mondo della chirurgia della parete.
- Immagine creata con intelligenza artificiale -
La meravigliosa corsa alla superspecializzazione che abbiamo avuto la fortuna e l'onore di iniziare, guidare e governare, insieme ad altri visionari pionieri dai cinque continenti, da oltre trent'anni, ha comportato e attualmente comporta, anche un radicale cambio di pensiero e conseguentemente di azione, nell'affrontare i singoli problemi più o meno importanti e difficili.
Oggi un superspecialista nel nostro campo, quando riceve un paziente , specialmente se complesso ( e per chirurghi come noi questa e' la regola ) , deve dedicare tempo e spiegazioni. Non velocità quindi nel rapporto , ma approfondimento. Non sbrigativi, ma pazienti ed empatici. Non frettolosi ma capaci di sentire , ascoltare e rendere semplice la comprensione di cose difficili. In altre parole dare tempo.
Tali e tanti sono gli aspetti peculiari, la corretta indicazione quando c'e', ( sembra impossibile ma il mondo chirurgico delle ernie della parete addominale pullula pure di truffatori che indicano interventi inutili ) la preabilitazione , i vari tipi di approccio anestesiologico e chirurgico, le possibili complicanze, gli effetti collaterali e la scienza dietro tutto questo, che e' impossibile limitare a pochi minuti il contatto col paziente.
Parimenti , ogni intervento dal piu' semplice in anestesia locale ad esempio per una ernia inguinale primitiva, sino alle complesse riparazioni open per multiple recidive di laparocele con disastri parietali, alle "magie" tecniche che riusciamo a fare con la robotica, sempre più richiede tempo, calma, precisione , raffinatezza del gesto chirurgico, che deve essere gentile ma deciso, elegante ma essenziale , sicuro ma prudente.
In altre parole la velocità non sembra più essere una caratteristica primaria. E’ altrettanto evidente che la velocità complessiva di un intervento chirurgico, lungi dal dipendere dalla frettolosità del singolo gesto , e’ data invece dalla limpidezza ed essenzialità di ogni gesto e dalla corretta consecutio dei tempi chirurgici.. Ed e’ solo così che un intervento risulta alla fine rapido e veloce.
I centri chirurgici internazionali ad alto volume ed alta complessità di procedure, quale il nostro centro, oltre alla attività quotidiana provvedono anche alla formazione dei giovani chirurghi, ed anche su questo aspetto si concentra il concetto del tempo da dedicare , senza fretta o falsa velocità ma con “lenta” attenzione e dedizione.
Son solito dire agli specializzandi “…vai piano per piacere, perchè abbiamo fretta…”
Nella attenzione ai dettagli, nel dare il giusto tempo e attenzione, nella superspecializzazione, risiedono i “segreti” del successo.
Prof. Giampiero Campanelli

